Lo spopolamento è uno dei problemi dei paesi di montagna e dei centri delle cosiddette aree interne, la cui strategia (SNAI) tenta di contrastare con azioni ad hoc. Il diradamento della popolazione è un fenomeno articolato e complesso, largamente studiato e dibattuto, e che richiede risposte e interventi di diversa natura. Tra i problemi che concorrono a rendere difficile un’inversione di tendenza, c’è la difficoltà a trovare casa, sia per la mancanza di offerta sia per i costi spesso elevati degli affitti. La turistificazione dei centri da un lato, i costi elevati per l’ammodernamento degli edifici e l’idea che chi affitta è poco tutelato dalla legge comportano una forte contrazione dell’offerta abitativa. La conseguenza è che coloro che, per motivi lavorativi o di scelta di vita, vogliono trasferirsi trovano grande difficoltà a trovare un appartamento o abitazione. Ciò comporta gravi problemi anche nell’ambito dei servizi essenziali, dove la mancanza di personale limita l’erogazione e la qualità dei servizi stessi. Le attività di progetto riguardano quest’ultimo aspetto, ovvero il bisogno abitativo dei lavoratori che operano nell’erogazione di servizi di interesse collettivo (Comuni, scuole, Azienda ULSS 1 Dolomiti, Azienda di TPL Dolomiti BUS, ecc.).
TERRABITA - Rispondere ai bisogni abitativi è un progetto che mira ad affrontare in modo coordinato la crescente carenza di alloggi nelle aree montane del territorio Dolomiti Live, contribuendo a contrastare lo spopolamento e a favorire la permanenza dei residenti e l’arrivo di nuovi abitanti. Il progetto nasce nell’ambito della strategia CLLD Dolomiti Live, all’interno del programma di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Italia-Austria 2021-2027. L’iniziativa è promossa dal partenariato che vede il GAL Alto Bellunese nel ruolo di Lead Partner, affiancato dai GAL Val Pusteria e Regionsmanagement Osttirol.
Il contesto
Gli output di progetto
1. Ricognizione bisogno abitativo
Sondaggio finalizzato all’acquisizione di dati riguardanti il bisogno abitativo del personale addetto all’erogazione di servizi pubblici operanti nei 18 comuni dell’area del Cadore centrale, Comelico e Valle del Boite. L’approfondimento quantitativo e qualitativo, da condurre tramite interviste semi-strutturate e/o focus group, sarà indirizzato a una selezione di portatori d’interesse (es. rappresentanti delle amministrazioni comunali, responsabili di enti pubblici che erogano servizi essenziali, cooperative sociali, sindacati, attori del settore immobiliare e del welfare territoriale), con l’obiettivo di esplorare percezioni, vincoli e possibili leve di intervento.
2. Raccolta di buone pratiche
Analisi di buone pratiche realizzate a livello nazionale in ambito rurale, all’interno della provincia di Belluno e del territorio del Dolomiti Live, finalizzate a dare risposta al bisogno abitativo dei lavoratori che operano nel settore pubblico.
3. Ricognizione del patrimonio immobiliare esistente
Mappatura del patrimonio immobiliare pubblico esistente e inutilizzato/sottoutilizzato, da destinare ad alloggio per i lavoratori target, verificandone lo stato di fruibilità. Il limite massimo di schede di analisi e l’ipotesi di recupero degli immobili sarà massimo di 2 per comune, per un totale di 36 schede.
4. Disseminazione dei risultati e sensibilizzazione sul territorio locale e attività transfrontaliera:
Stesura di un report finale e attività di animazione e informazione, per coinvolgere le comunità interessate, al fine di sensibilizzare sul problema di accesso alla casa per i lavoratori del pubblico e le connesse problematiche di erogazione dei servizi locali nel lungo periodo.


